Conclusioni della X Sessione Plenaria su Solidarietà Intergenerazionale, Welfare ed Ecologia Umana

es3pass

Extra Series 3
Vatican City, 2004
pp. 39

Un triplice crisi. Le transizioni demografiche ed economiche immense e rapide della fine del ventesimo secolo hanno generato una crisi sociale e una crisi nella vita familiare sia nelle società sviluppate che in via di sviluppo. Alla base di queste crisi vi è quello che è anche un ostacolo all'attuazione di rimedi efficaci, e cioè la crisi dell'ecologia umana e il deterioramento del contesto sociale, evidenziato da una disaggregazione diffusa delle norme sociali. Molti elementi di questi sviluppi sono senza precedenti nella storia, e quindi pongono nuove e difficili sfide per le scienze sociali, la politica sociale, e il pensiero sociale cattolico.

La crisi sociale
La combinazione del crollo della natalità e una longevità maggiore stanno mettendo sotto pressione tutti i sistemi sociali a cui gli esseri umani si rivolgono per ricevere sostegno e sicurezza in caso di bisogno: la famiglia, le strutture della società civile, l'occupazione e relativi benefici, e l'assistenza pubblica. Anche se è assolutamente necessario affrontare i problemi legati a un cambiamento nel rapporto tra lavoratori attivi e popolazione non autosufficiente, poche società hanno fatto qualche passo seppur minimo.

La crisi della vita familiare
Gli indicatori di una diffusa crisi nella vita familiare sono, nelle società ricche, un forte aumento dei divorzi e delle nascite al di fuori del matrimonio, un'altrettanto forte diminuzione dei tassi di natalità e dei matrimoni, e una tendenza sempre maggiore a trattare il matrimonio come qualcosa che è principalmente nell'interesse dei singoli adulti coinvolti. In molti paesi in via di sviluppo, la vita familiare è compromessa da un'estrema povertà e sconvolta dalle migrazioni. In molti paesi africani, la pandemia di AIDS ha devastato la vita familiare, causando la morte di genitori e lavoratori produttivi.

La crisi degli ambienti sociali
L'indebolimento delle famiglie con figli e delle loro reti di sostegno circostanti, nonché la disgregazione nelle norme sociali, ammontano ad una "crisi ecologica" sociale. Questo deterioramento degli ambienti sociali ha implicazioni di vasta portata per il benessere – perché è difficile capire come le economie sane, o gli stati che hanno una coscienza sociale possano essere sostenuti senza le abitudini di cooperazione, responsabilità individuale, e sollecitudine per gli altri che si sviluppano principalmente all'interno delle famiglie e delle loro reti circostanti. Come avviene con le minacce per l'ambiente naturale, molti degli sviluppi che mettono in pericolo gli ambienti sociali sono sottoprodotti di progressi reali. Un problema centrale diventa, quindi, come far avanzare il progresso sociale, economico e politico senza erodere le basi culturali sulle quali, in ultima analisi, poggiano i beni sociali, economici e politici? 

Gli sforzi per affrontare queste tre crisi vengono ostacolati dal fatto che i responsabili politici e gli scienziati sociali accettano diffusamente alcuni assunti imperfetti circa gli esseri umani e la società. Le discussioni sul benessere normalmente suppongono una visione della società composta di individui che competono per delle risorse scarse, piuttosto che come un tessuto di relazioni, in una certa misura ambivalente e conflittuale, che necessita di solidarietà. Tale visione della persona e della società provocano un conflitto nell'approccio alla crisi del welfare – un conflitto tra giovani e vecchi, tra ricchi e poveri, tra uomini e donne, tra famiglie con e senza figli.

* Questo Rapporto finale è stato redatto dalla Presidente, Professoressa Mary Ann Glendon, e approvato dai partecipanti alla fine della X Sessione Plenaria.

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