25 novembre 1994

Discorso alla Sessione plenaria su «Lo studio delle tensioni tra uguaglianza umana e disuguaglianze sociali dalla prospettiva delle varie scienze sociali»

Giovanni Paolo II esamina l’insegnamento sociale della Chiesa a partire dal XIX secolo e dichiara che il contributo delle scienze sociali è importante per «trovare soluzioni, basate sulla giustizia sociale, ai problemi concreti della gente». Il Papa sottolinea il «ruolo centrale della persona umana» nello sviluppo sociale. La Chiesa non svolge analisi scientifiche ma promuove una serie di principi fondamentali in relazione al ruolo dell’uomo nella società: «la dignità della persona, la sua natura sociale, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà… la carità». La creazione della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali «testimonia l’atteggiamento favorevole della Chiesa nei confronti delle scienze positive e umane».

Eminenze,
Signore e Signori, Membri dell’Accademia,
1. È per me una grande gioia incontrarvi in occasione della sessione di apertura della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, istituita tramite il Motu Proprio Socialium scientiarum investigationes del 1 gennaio 1994. Nel 1991, in vista dell’importanza crescente delle questioni sociali, ho annunciato la mia intenzione di creare un’Accademia in occasione del centenario della Rerum novarum, per riunire specialisti delle scienze sociali provenienti da tutto il mondo. Avete accettato il mio invito ad esserne i primi membri; rappresentate le grandi discipline delle scienze sociali: filosofia, sociologia, demografia, storia, giurisprudenza, scienze politiche, economia, i cui recenti sviluppi stanno sollevando questioni decisive per il futuro dell’umanità. Sono profondamente grato del vostro contributo alla Chiesa, che ha bisogno della vostra riflessione, favorita da un contatto ravvicinato con le moderne realtà sociali. Vorrei esprimere la mia sincera gratitudine al vostro Presidente, il Professor Edmond Malinvaud, per le sue cordiali parole e per aver accettato di dirigere il primo progetto di ricerca della vostra nobile assemblea. Sono lieto di salutare il Cardinale Roger Etchegaray, Presidente del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, con il quale l’Accademia coordinerà la pianificazione delle sue varie iniziative e si consulterà per le sue attività.
2. Durante il XIX secolo la Chiesa è stata messa alla prova dagli effetti spesso tragici, risalenti all’inizio dell’era industriale, sulla condizione degli operai, così come dall’antropologia, che si sviluppò a quel tempo. La sua reazione è stata principalmente motivata dalla sua sollecitudine pastorale: far risplendere la luce del Vangelo sulle sfide sempre nuove che gli uomini si trovano ad affrontare; ha cercato di denunciare le palesi ingiustizie alle quali conducevano sia le teorie liberiste che quelle socialiste; perché l’inizio dell’era industriale è coincisa con l’emergenza di ideologie liberali e socialiste che stanno sfortunatamente riapparendo in varie forme nel mondo contemporaneo1. Allo stesso tempo, il Magistero e molti episcopati hanno visto il bisogno di promuovere la riflessione e la formazione umana e spirituale, indispensabile per fare in modo che ogni essere umano sia in grado di trovare la propria collocazione all’interno della società.

L’uomo ha un posto centrale nella società
3. Alla fine di questo secondo millennio, lo sviluppo di una società tecnica e materialistica grava ancora sui nostri contemporanei con numerose minacce: la diffusione della disoccupazione, che crea situazioni precarie e indebolisce gli esseri umani, particolarmente i giovani e le famiglie, le molte forme di rifiuto, che emarginano un numero sempre più grande di persone, l’emergere di movimenti radicali, che aggravano le tensioni, e il disequilibrio persistente tra nord e sud, che spinge interi popoli verso una povertà sempre maggiore.
Partendo dall’Enciclica Rerum novarum, «la Magna Carta sulla quale deve posare tutta l’attività cristiana del campo sociale»2, la Chiesa ha espresso, con una dottrina coerente, tutti i principi morali contenuti nella Rivelazione e sviluppati dal Magistero nel corso della storia; questa dottrina sociale fornisce i criteri morali per la decisione e per l’azione nella vita personale, familiare e sociale: presenta la visione integrale dell’uomo, della sua dignità intrinseca, la sua natura spirituale e il suo destino ultimo3.
4. Da quando sono apparse queste «cose nuove», il Magistero non ha mai smesso, in ogni tempo, di ricordare i principi essenziali della sua dottrina sociale: l’uomo ha sempre la priorità sui sistemi socioeconomici ai quali partecipa; le realtà umane sono per l’uomo, che ha una «centralità dentro la società»4 e non può essere considerato un mero elemento5: possiede una dignità naturale inalienabile6.
I miei predecessori, Pio IX e Leone XIII in particolare, con le loro Encicliche Quanta cura e Quod apostolici muneris, hanno efficacemente dimostrato l’attenzione della Chiesa a questa questione sociale e ai pericoli di filosofie che danno un primato assoluto all’economia e alla politica a scapito dell’individuo, che «è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali»7.
5. Uno sguardo alle situazioni sociali esistenti nel mondo, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, mostra quanto sia importante ribadire il contributo delle scienze sociali, a scopo di trovare soluzioni, basate sulla giustizia sociale, ai problemi concreti della gente. È risaputo, per esempio, che gli effetti negativi dell’attuale situazione economica in molti paesi troppo spesso ostacolano i programmi sociali, la cui raison d’être dovrebbe essere proprio la protezione dei più deboli. La Chiesa è profondamente sensibile a questo fattore. A livello internazionale, sembra che numerosi progetti macroeconomici di riforma trascurino di considerare la dimensione umana, così che è sempre il più debole che subisce gli effetti dannosi dei tagli pesanti alla spesa pubblica. Si dovrebbe perciò ricordare che nessun modello di crescita economica che trascura la giustizia sociale o emargina gruppi umani è sostenibile a lungo termine, anche dal mero punto di vista economico.

Voi aiuterete a comprendere il ruolo centrale che ha l’uomo nella società
L’imminente Conferenza delle Nazioni Unite, a Copenhagen, sullo sviluppo sociale, sarà un momento importante per la comunità internazionale: dovremmo, infatti, riflettere sulle condizioni necessarie a creare un ambiente umano, economico e politico favorevole a questo sviluppo sociale, specialmente tramite un impegno deciso nella lotta contro la povertà e a favore della creazione di posti di lavoro.
Questo summit fa parte di una serie di eventi di importanza internazionale destinati ad influenzare, in questa fine di secolo, la filosofia sociale nel mondo. Come abbiamo potuto notare alla Conferenza internazionale su «Popolazione e sviluppo» tenutasi al Cairo, vi è una consapevolezza reale in tutti gli Stati che le nuove sfide nell’arena politica stanno generando questioni tecniche ma coinvolgono anche la nostra comprensione della vita umana e la salvaguardia dei valori essenziali. La vostra Accademia aiuterà a capire il ruolo centrale della persona umana nell’intero programma di sviluppo.

6. La Chiesa, tuttavia, come lo ha sottolineato più volte, non è competente nel campo dell’analisi scientifica: né ha da offrire soluzioni tecniche; non desidera sostenere nessun modello teorico per la spiegazione dei fenomeni sociali, né alcun sistema sociale concreto8. Tuttavia, difende il ruolo primordiale dell’uomo secondo il disegno di Dio, e gli ricorda i doveri che derivano dalla sua dignità di persona umana che vive all’interno della società. L’economia, i sistemi di produzione e scambio, lo Stato e i diritti, sono sempre al servizio dell’individuo concreto e non viceversa. In virtù della sua dignità vera e propria, l’uomo ha diritti inalienabili. Ha anche il dovere di operare per il bene comune, di dare i suoi frutti9, di trasformare l’ordine sociale10 e di consentire ad ognuno, tramite una compartecipazione legittima ed equa, di avere il suo posto nella società e di godere dei frutti della terra; vari principi di base della dottrina sociale della Chiesa sono compatibili con questa prospettiva, come il diritto alla proprietà privata, il quale, tuttavia, è subordinato alla destinazione universale dei beni11. D’altro canto, stando al principio della sussidiarietà, l’essere umano gode di una legittima autonomia di decisione e di azione e della libertà di esercitare appieno i suoi diritti; egli deve essere protetto dalla possibile autorità arbitraria delle istituzioni e delle strutture sociali e politiche. Infatti, l’uomo mantiene la propria parte di responsabilità nelle varie comunità alle quali naturalmente appartiene: la famiglia, il suo ambiente culturale, le associazioni, la nazione e la comunità delle nazioni12. Tuttavia, questo principio non può essere separato da quello di solidarietà, che richiede ad ogni persona, quale membro della comunità umana, di prendere parte attivamente al destino della società e di sentirsi responsabile per il benessere della collettività.

I principi della dignità umana sono validi in tutte le forme di società
7. Il Magistero della Chiesa considera le scienze, qualsiasi siano i loro scopi e metodi di ricerca, al servizio dell’uomo. Ciononostante, nessuna scienza può, dopotutto, sostenere di spiegare la realtà nella sua totalità. Al contrario, al di fuori del suo contesto scientifico, una scienza diventa un’ideologia che sostiene di spiegare la totalità dell’universo e della storia13. Tuttavia, la consapevolezza dei limiti del progresso scientifico non deve diventare un rifiuto all’apertura verso una dimensione trascendentale.

8. L’epistemologia ricopre un ruolo ancor più essenziale per le scienze sociali di quanto non lo faccia per le scienze naturali. Gli stessi strumenti di analisi possono essere utilizzati diversamente, a seconda della visione dell’uomo che sono intesi a servire.
D’altro canto, sebbene la Chiesa esiga grandi risultati dalle analisi proposte dalle scienze sociali, è anche convinta che la sua dottrina sociale possa fornire i principi metodologici appropriati a guidare la ricerca e a fornire elementi utili a costruire una società più giusta e fraterna, una società che sia veramente degna dell’uomo. Lavorando all’interno della struttura della dottrina sociale della Chiesa, che asserisce che l’ordine nella vita collettiva non è arbitrario, dimostrerete che le scienze sociali danno i loro risultati migliori quando operano all’interno della prospettiva dell’ordine della creazione.
La dottrina sociale della Chiesa cerca di riconciliare l’affermazione della libertà dell’uomo, della sua natura spirituale che è fatta per una vita di rapporti, della sua capacità di progredire nel sapere, con la natura obiettiva dell’ordine creato. Per questo motivo non teme di fare affidamento su un’antropologia metafisica e razionale che rende possibile il tener conto del mistero dell’uomo e del suo destino, che non può essere ridotto ad uno specifico condizionamento o determinismo culturale. I principi della dignità della persona, la sua natura sociale, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, che la dottrina sociale della Chiesa deduce dall’antropologia della creazione, rimangono validi in tutte le forme di società come appelli a superare i vincoli che i sistemi pratici finiscono sempre per imporre agli esseri umani.

Intensificando il dialogo con la ricerca delle scienze sociali
9. Tra i valori fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, un posto speciale andrebbe riservato alla carità, perché rappresenta la prima categoria della vita in società; la carità rende possibile tener conto dell’azione libera e volontaria che consiste nell’amare il prossimo come se stesso. È la virtù che non verrà mai meno14 e il dovere sul quale è basata la vita morale15. La carità «come regina di tutte le virtù, di tutti i comandamenti, di tutti i consigli… assegna a tutti il posto, l’ordine, il tempo, il valore»16. L’amore è dimostrato tramite la gentilezza nei confronti degli altri, l’attenzione alla reciprocità nei rapporti e il senso di vera comunicazione17. Da qui deriva il fatto che questa società che state studiando non è composta da stranieri18 ma da concittadini redenti da Cristo.

10. Nell’Enciclica Centesimus annus ho affermato che il Magistero desiderava incoraggiare l’analisi delle complesse condizioni nelle quali gli uomini lavorano, producono e scambiano beni e servizi, soddisfano le loro necessità vitali, condividono le risorse risultanti dal loro lavoro, determinano i rispettivi poteri e responsabilità delle famiglie, delle imprese, dei sindacati e dello Stato.
È compito vostro, tramite l’esame e l’interpretazione dei dati scientifici, dare un contributo al progresso della Chiesa. Stando al primo articolo dei suoi Statuti, l’Accademia viene istituita «con lo scopo di promuovere lo studio e il progresso delle scienze sociali, in primo luogo l’economia, la sociologia, la giurisprudenza e le scienze politiche. In questo modo l’Accademia offre alla Chiesa, attraverso un dialogo adeguato e competente, gli elementi che essa può utilizzare nello sviluppo della sua dottrina sociale». Ecco perché la vostra Accademia è aperta agli esperti di diversi campi che desiderano mettersi al servizio della verità. La nostra intenzione è quella di riunire tutti i granelli di verità presenti nei vari orientamenti intellettuali ed empirici, a immagine di san Tommaso d’Aquino che resta un esempio per la riflessione filosofica e teologica.
La creazione della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali testimonia l’atteggiamento favorevole della Chiesa nei confronti delle scienze positive e umane, che hanno diritto ad una giusta autonomia, ed è in linea con gli sforzi della Chiesa, che cerca instancabilmente di illuminare le coscienze sulla dimensione etica delle scelte concrete che gli uomini e le società sono portati a fare.
Tramite le sue ricerche, l’Accademia dimostrerà l’armonia e la continuità tra le scoperte delle scienze sociali a servizio dell’umanità, i principi della moralità naturale e la dottrina sociale della Chiesa.
Oggi, facendo appello alle vostre conoscenze, la Chiesa vuole intensificare il dialogo con i ricercatori nelle scienze sociali19 per l’arricchimento reciproco e per servire il bene comune. Spera di percepire ancor più chiaramente la complessità delle cause che portano a situazioni a volte disumane e che possono far gravare sulle persone o sulle istituzioni dei pericoli che rischiano di mettere seriamente a repentaglio la dignità dell’umanità e il futuro del mondo. Questa comprensione delle realtà sociali renderà possibile discernere gli interessi etici e presentarli in modo più chiaro ai nostri contemporanei. E sta alla Chiesa continuare a sviluppare e perfezionare la sua dottrina sociale attraverso la stretta collaborazione con i movimenti sociali cattolici e gli esperti delle discipline sociali, dei quali voi siete gli illustri rappresentanti in questa nuova Accademia.
Signore e Signori, membri dell’Accademia, in conclusione del vostro incontro, mentre vi assicuro ancora una volta il mio rispetto e i miei migliori auguri per il vostro lavoro, invoco su di voi l’assistenza dello Spirito della verità e le Benedizioni del Signore.

1 Cf. Leone XIII, Rerum Novarum; Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, n. 13.
2 Pio XI, Quadragesimo Anno.
3 Cf. Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, n. 11.
4 Centesimus Annus n. 54; cf. Pio XI Quadragesimo Anno.
5 Cf. Centesimus Annus, n. 13.
6 Gaudium et Spes, n. 84, § 2.
7 Gaudium et Spes, n. 25, § 1.
8 Cf. Sollicitudo Rei Socialis, n. 41.
9 Cf. Optatam Totius, n. 16.
10 Cf. Paolo VI, Populorum Progressio, n. 42.
11 Cf. Laborem Exercens, n. 14.
12 Cf. Christifideles Laici, n. 42; Catechism of the Catholic Church, nn. 1883-1885, 1894, 2209.
13 Cf. Pio XI, Mit Brennender Sorge; John XXIII, Mater et Magistra, Ch. IV.
14 Cf. Mt 25; 1 Co 13.
15 Cf. 1 Gv 4:11.
16 San Francesco di Sales, Traité de l’amour de Dieu, 8, 6.
17 San Tommaso d'Aquino, S. Th., II-II, 23, 1.
18 Cf. Ef 2:19.
19 Cf. Centesimus Annus, n. 59.

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