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Verso una società partecipativa: nuove strade per l’integrazione sociale e culturale

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Sessione Plenaria 18 aprile-2 maggio 2017 – Fin dall’inizio del suo Pontificato, Papa Francesco ha chiesto all’Accademia di prestare particolare attenzione ai poveri, agli emarginati, ai malati, ai sofferenti e di rinnovare l’impegno di combattere tutte le forme di emarginazione ed esclusione sociale. Questa Plenaria risponderà alla sua richiesta cercando di approfondire la nostra comprensione e le spiegazioni delle cause dell’esclusione sociale e, soprattutto, di suggerire iniziative praticabili per promuovere una profonda integrazione sociale e culturale che secondo quella che definiamo “società partecipativa”.

A differenza di altri incontri focalizzati su problemi particolari, questa Plenaria affronterà il tema da un punto di vista più ampio, sottolineando nuovi modi per promuovere la piena partecipazione delle persone nella società, intesa come partecipazione a tutte le sfere civili e politiche della società.

L’obiettivo non è solo quello di rendere più partecipativa l’attuale struttura della società, ma anche di delineare le caratteristiche di una società partecipativa capace di promuovere la dignità umana in un ambiente orientato al bene comune e basato sui principi di sussidiarietà e solidarietà. Un aspetto in particolare riguarda l’insoddisfazione nei confronti delle iniziative esistenti volte ad una trasformazione sociale progressiva, incapaci di evitare processi ricorrenti di esclusione ed emarginazione di intere popolazioni, generazioni e gruppi sociali a livello mondiale. L’altro aspetto riguarda la necessità di sviluppare un concetto di partecipazione reale alla vita sociale e di individuare le migliori pratiche mirate al benessere della società nei diversi ambiti: economico, istituzioni politiche, dinamiche culturali che adesso sono fortemente influenzati dalla diffusione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Attraverso questa ricerca, non pretendiamo di elaborare un nuovo modello empirico di società partecipativa. Al contrario, il nostro scopo è piuttosto di individuare gli elementi strutturali che possano permettere ad un sistema sociale di trasformarsi in una comunità più partecipativa. Un tale sviluppo può avere inizio solo con un cambio di mentalità. Nessun potere coercitivo esterno può creare partecipazione. Essendo la partecipazione un obiettivo connaturato che deriva dalla natura sociale di tutti gli esseri umani, può solamente crescere sulla base di un appropriato background antropologico. La mancanza di partecipazione nell’ambito economico, culturale e sociale è una conseguenza della scarsa considerazione della dignità umana. In questo caso, la Dottrina sociale della Chiesa ci fornisce un forte impulso per correggere questa lacuna, che generalmente non riceve abbastanza attenzione nell’attuale analisi sociale e culturale. La partecipazione è un valore morale e un principio che ordina le società umane e deriva da una ricerca interna volta al cambiamento sociale.

Papa Francesco ci ricorda che “La visione consumistica dell’essere umano, favorita dagli ingranaggi dell’attuale economia globalizzata, tende a rendere omogenee le culture e a indebolire l’immensa varietà culturale, che è un tesoro dell’umanità. Per tale ragione, pretendere di risolvere tutte le difficoltà mediante normative uniformi o con interventi tecnici, porta a trascurare la complessità delle problematiche locali, che richiedono la partecipazione attiva degli abitanti” (Laudato si’, #144). La partecipazione di tutte le parti interessate comporta l’essere pienamente informati sui progetti di iniziative economiche, sociali, culturali e i rispettivi rischi e possibilità. Questo comprende non solo le decisioni preliminari ma anche levarie attività di follow-up e un continuo controllo. L’onestà e la verità sono necessarie nei dibattiti scientifici e politici e non dovrebbero essere limitate al fatto che un determinato progetto sia o non sia attualmente consentito dalla legge. Così come afferma Papa Francesco, la cultura è più di quello che abbiamo ereditato dal passato; è anche, e soprattutto, una parte vivente, dinamica e partecipativa della realtà contemporanea che non può essere esclusa se vogliamo riconfigurare il rapporto tra esseri umani e società.

“In questo universo, composto da sistemi aperti che entrano in comunicazione gli uni con gli altri, possiamo scoprire innumerevoli forme di relazione e partecipazione. Questo ci porta anche a pensare l’insieme come aperto alla trascendenza di Dio, all’interno della quale si sviluppa. La fede ci permette di interpretare il significato e la bellezza misteriosa di ciò che accade. La libertà umana può offrire il suo intelligente contributo verso un’evoluzione positiva, ma può anche aggiungere nuovi mali, nuove cause di sofferenza e momenti di vero arretramento. Questo dà luogo all’appassionante e drammatica storia umana, capace di trasformarsi in un fiorire di liberazione, crescita, salvezza e amore, oppure in un percorso di decadenza e di distruzione reciproca. Pertanto, l’azione della Chiesa non solo cerca di ricordare il dovere di prendersi cura della natura, ma al tempo stesso «deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di sé stesso»” (Laudato si’ #79). Per questo diventa urgente pensare alla società partecipativa come metodo di favorire una “buona società” al di là dei fallimenti della dottrina politica del multiculturalismo che ha prodotto cultura del relativismo e frammentazione sociale.

Le sfide alla realizzazione di una società partecipativa derivano da vari fattori e hanno radici educative, economiche, culturali e politiche. I partecipanti alla Plenaria dovranno innanzitutto esaminare i fattori di vario tipo che sono pesantemente sfavorevoli per esempio nel mercato del lavoro, nel gap generazionale, nei sistemi elettorali, nei servizi sociali, nel campo delle ICT (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) per poi dimostrare quali sono le buone pratiche che li superano grazie all’economia della condivisione, a nuove forme di organizzazione sociale per i giovani (Neets) e gli anziani, a politiche innovative per i migranti, al partenariato pubblico-privato, ai servizi personalizzati per persone disabili e per le famiglie disagiate, derivandone nuovi orientamenti per le normative nazionali e internazionali. In sostanza, l’obiettivo della Plenaria è quello di definire gli strumenti grazie ai quali la produzione, il consumo e l’allocazione di beni sociali e culturali possono essere instaurati sistematicamente nell’interesse del bene comune e in maniera sostenibile ed efficiente. Di fatto, questi nuovi modi di orientare e organizzare i processi economici, culturali e politici in termini di piena partecipazione sono gli unici che favoriranno la partecipazione sociale.

Le nostre riflessioni potrebbero svilupparsi secondo la seguente logica:

1.     Come primo passo, la Plenaria esaminerà la partecipazione come obiettivo basato su di una considerazione globale della persona umana che interagisce con gli altri all’interno della società.

2.     Occorrerà inoltre determinare quali elementi strutturali economici, sociali e giuridici ostacolino il libero sviluppo di società partecipative.

3.     I fattori della partecipazione e i processi nell’ambito politico ed economico stanno già facendo progressi in molti contesti, producendo, a livello macro, meso e micro, buone pratiche che alimentano la speranza di poter creare società a misura d’uomo. Sono queste le iniziative che devono essere individuate. Per esempio, meritano la nostra attenzione alcune pratiche dell’economia della condivisione e dell’economia sociale di mercato, per esempio processi bottom-up per una migliore integrazione sociale e culturale delle persone disabili, di coloro che hanno abbandonato gli studi, dei migranti e nuovi network di organizzazioni del terzo settore.

4.     Infine, dovremmo essere capaci di enunciare dei principi guida per i sistemi sociali attuali in modo che possano diventare più partecipativi.

 

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