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Summit dei giudici su tratta di persone e crimine organizzato

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Summit 3-4 giugno 2016 – Come profetizzato molto tempo fa da Isaia, “la pace è frutto della giustizia” (cf. Is 32:17). Il compito principale che la società umana ha affidato ai suoi giudici sin dalla notte dei tempi è quello di stabilire la giustizia a seconda dei casi: a ciascuno il suo (unicuique suum). Senza giustizia, infatti, non c'è vera pace nella società.

Papa Francesco, nel rispondere a questo appello della società, rifiutando la pressione sempre presente dei governi, delle istituzioni private e, naturalmente, del crimine organizzato, si auspica che i giudici abbiano piena facoltà di agire e che siano pienamente consapevoli della loro missione insostituibile nell'affrontare le sfide della "globalizzazione dell'indifferenza".

La società globalizzata che rincorre il profitto a scapito di tutto, creando una "cultura di scarto", come denunciato da Popa Francesco in Evangelii Gaudium e Laudato si’, ha generato innumerevoli emarginati ed esclusi. In un mondo orientato verso il solo profitto, i proventi informali delle mafie internazionali e di altri cartelli del crimine organizzato, ammontano a un 10% circa del PIL mondiale. Sebbene la maggior parte dei paesi non riconoscano ufficialmente i proventi del crimine organizzato, alcuni di essi includono questi dati nel proprio PIL.

Secondo le stime, ammontano a 40 milioni le persone che sono vittime di forme di schiavitù moderna e tratta in termini di lavoro forzato, prostituzione, commercio di organi e traffico di stupefacenti. I 60 milioni di sfottali e i 130 milioni di rifugiati causati da guerre, terrorismo e cambiamenti climatici sono terreno fertile per i trafficanti. Dato che, attualmente, le istituzioni e gli agenti internazionali non corrotti non hanno strumenti legali adeguati a contrastare le sfide poste dall'indifferenza nei confronti delle suddette forme estreme di sfruttamento, i trafficanti e le mafie si avvalgono di queste lacune del diritto e della governance internazionali per creare "strutture del peccato" nazionali e internazionali che favoriscono l'accumulo di denaro sfruttando i più vulnerabili. 

La giustizia ha fatto passi da gigante che tuttavia non sono sufficienti in questo mondo globalizzato, come lo dimostra la violenza che permea la società contemporanea. E' tristemente comune, ma troppo superficiale, ridurre la violenza a mera aggressione fisica. Nuove forme di schiavitù, corpi e anime ferite, commercio di organi, lavoro forzato, sequestri, terrorismo e guerre fondate su motivi disonesti e altri interessi spuri sono tutte manifestazioni forti di vendetta e prevaricazione. In altre parole, la violenza nasce dalla presunzione di individui o gruppi che si fanno giustizia da soli e in situazioni dove gli esseri umani possiedono altri esseri umani. Fondamentalmente, la giustizia combatte non solo la violenza bruta, ma anche le molte forme nascoste di violenza subdola che ho menzionato qui sopra. In breve, la giustizia combatte la vendetta e la prevaricazione, che sono le simulazioni più drammatiche della giustizia, quando ci si fa giustizia da soli o si considerano gli altri semplicemente come mezzo per ottenere un proprio vantaggio. In questo senso, l'atto fondamentale che definisce una società fondata sulla giustizia è la virtù grazie alla quale la società impedisce la capacità e il diritto degli individui e dei gruppi di farsi giustizia da soli, o meglio l'atto grazie al quale la società dà mandato ai giudici di applicare la legge. Il grande profeta Isaia aveva già riconosciuto che l'obiettivo finale di un giudizio era la pace sociale piuttosto che la sicurezza. L'obiettivo ultimo della pace sociale rivela qualcosa di più profondo nella società, qualcosa che ha a che fare con la compresione e il riconoscimento reciproco, la riconciliazione e persino l'amore e il perdono. 

La società globale necessita di un nuovo inizio radicato nella giustizia. Nessuna istanza di giustizia può tollerare la violenza della schiavitù o del crimine organizzato, e non può essere permesso a nessun potere di corrompere la giustizia. I giudici sono chiamati ad essere pienamente consapevoli di questa sfida, a condividere le loro esperienze e a collaborare per aprire nuovi percorsi di giustizia e per promuovere la dignità umana, la libertà, la responsabilità, la felicità e la pace. 

Chiederemo ai giudici come affrontano le questioni di tratta a scopo sessuale, lavoro schiavo, traffico di organi e crimine organizzato; come i loro sistemi giudiziali potrebbero incorporare meglio i valori umanitari; e come la formazione potrebbe migliorare la percezione dei giudici delle necessità delle vittime e non solo la criminalizzazione dei trafficanti. Una domanda ricorrente durante i nostri incontri, che non ha ancora ricevuto una risposta adeguata è: quanti trafficanti di persone, protettori e trafficanti di droga vengono arrestati e quanti proventi illeciti sono stati confiscati e utilizzati per risarcire le vittime e la società? I giudici potranno raccontare in breve la loro esperienza su un caso specifico e condividere la loro opinione su cosa sarà o potrebbe essere richiesto in futuro. 

I presidenti dei tribunali e gli avvocati che si sono occupati della questione presenteranno una panoramica di questo drammatico problema e suggeriranno possibili soluzioni a livello nazionale e internazionale. Intendiamo concludere con un appello collettivo alla giustizia per poter salvare le vittime della schiavitù e del crimine organizzato, promuovendo la causa della pace sociale.

Proprio come in Grecia, ai tempi di Pitagora, i grandi pensatori erano chiamati "amanti della saggezza" o filosofi, nell'era cristiana Gesù Cristo chiede ai cristiani di essere ed essere chiamati "amanti della giustizia": "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia; Beati i perseguitati per la giustizia; Beati gli operatori di pace". La ricompensa è degna della sfida, "perché saranno saziati; perché saranno chiamati figli di Dio; vedranno Dio" (cfr Mt 5: 6-9). 

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