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Tratta di persone: questioni oltre la criminalizzazione

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Sessione Plenaria 17-21 aprile 2015 – Ci sono due affermazioni che Papa Francesco ripete costantemente sin dall'inizio del suo Pontificato: che la "tratta di esseri umani è schiavitù moderna" e che questa pratica è un "crimine contro l'umanità". La PASS approva entrambe senza riserve essendo, infatti, stata la prima a coniare quest'ultima frase. Tuttavia, ciascuna di queste dichiarazioni merita di essere approfondita per via dei problemi piuttosto diversi che si delineano. Entrambe sono state fondamentali nel plasmare la leadership che la Chiesa cattolica ha assunto e l'ordine del giorno che si è data nel guidare un movimento sociale che si oppone a questo modo moralmente terribile di trattare la persona umana.

Come molti scienziati sociali hanno notato, i media digitali di oggi rendono più semplice che mai organizzare proteste e manifestazioni iniziali da parte di nuovi movimenti sociali. Tuttavia, mantenere unito un movimento e al contempo mandarne avanti il programma è difficile come una volta. E qui la nostra Accademia (in realtà, le due Accademie, PASS e PAS) può dare un contributo. Noi non siamo immuni da "oltraggio morale", che rimane il nostro fondamento costante. Tuttavia, è richiesta anche una definizione più chiara delle nuove disposizioni sociali necessarie non solo ad eliminare in fretta la tratta di esseri umani, ma a restituire rispetto - e stima di sé - a coloro la cui dignità umana è stata aggredita e ferita per essere stati vittima della tratta. È a questo che si riferisce in maniera inequivocabile la prima dichiarazione.

"La tratta di esseri umani è schiavitù moderna"
Rispetto alle molte e svariate forme storiche di schiavitù, le vittime attuali della tratta condividono tre denominatori comuni con gli schiavi del passato: sottomissione a una delle forme più estreme di violenta dominazione sociale; alienazione da ogni ordine sociale legittimo; degrado e disonore, dato che la libertà è necessaria per raggiungere qualsiasi tipo di status nella società, tranne il più basso. La differenza tra le vittime attuali e quelle del passato è che storicamente gli schiavi potevano aspirare ad un processo formale di manomissione, sia pure in un futuro lontano. Le attuali vittime della tratta non possono: sono persone che è possibile spostare, rimuovere e scartare.

Anche se la maggior parte delle forme di "lavoro forzato" e "di lavoro sessuale" avvengono con effetti deleteri mentre le vittime di tratta sono relativamente giovani, dato che il loro valore in denaro come oggetti mercificati diminuisce abbastanza presto, che ne è della loro vita se ce la fanno a liberarsi? Senza documenti, senza diritti, senza nessuna rete sociale legittima, e probabilmente senza conoscere la lingua del luogo dove si trovano, non possono difendersi dall'essere assimilati dall'economia sotterranea locale, con sue fabbriche illegali, spaccio di droga e prostituzione stradale organizzata. In altre parole, entrano a far parte dei riservisti dell'esercito di "immigrati illegali" e hanno come prospettiva l'estradizione. In alternativa, date certe circostanze e condizioni, potrebbero testimoniare in tribunale contro i propri trafficanti. Ciononostante, di solito, dopo una breve tregua in un programma di protezione dei testimoni, si trovano ad affrontare la prospettiva del rimpatrio.

Queste versioni contemporanee di "manumissione" richiedono uno studio approfondito dei dati disponibili. Da un primo esame ciò che è chiaro è che la storia umana delle vittime di tratta non finisce quando 'svaniscono' tra le maglie del tessuto sociale nel mondo sviluppato, né quando "partono" dopo un processo legale. La condanna penale dei trafficanti più prossimi delle vittime è necessaria e desiderabile ma, in se stessa, non contribuisce positivamente a ripristinare la giusta autostima o il riconoscimento soggettivo della dignità umana delle vittime di tratta.

Questa brevissima riflessione ci porta perlomeno a riconsiderare l'esito quasi automatico del "rimpatrio" dopo un'udienza in tribunale, anche se sia i casi giudiziari portati avanti che le condanne fatte sono una piccola percentuale del volume stimato della tratta. Inoltre, in termini di portare avanti un programma, ci presenta tre campanelli d'allarme che occorre affrontare:

innanzitutto, non dovremmo rivedere le condizioni che troppo spesso sono andate di pari passo alla ratifica nazionale del "Protocollo di Palermo" (OIL 2002), vale a dire il "rimpatrio"?

In secondo luogo, non dovremmo riconoscere che la "criminalizzazione" dopo un processo riuscito - per quanto necessaria - opera quasi esclusivamente sui fornitori delle vittime ed è insufficiente - o nulla - per le vittime? Non dovremmo risolvere questa asimmetria?

In terzo luogo, se le vittime di tratta sono riconosciute come vittime effettive di "schiavitù moderna", occorre riconoscere che la loro vittimizzazione può essere in gran parte attribuita alla domanda nazionale e multinazionale di sfruttamento a fini lavorativi o sessuali. Ne consegue che occorre considerare se è giusto ricompensare le vittime di tale domanda non solo "in denaro" tramite la confisca dei profitti dei trafficanti, come previsto da alcuni piani nazionali. Allo stesso modo, quella reazione dovrebbe essere confrontata con le risposte più generose delle associazioni di volontariato, cercando di offrire prospettive molto più umane e progetti di reinsediamento nel paese di accoglienza per coloro che desiderano restare.

Tutte e tre le questioni richiedono un ripensamento significativo a livello giudiziario che indubbiamente incontrerebbe resistenza, ma confrontarle è inevitabile se si vuole essere un movimento sociale efficace.

La tratta di esseri umani come "Crimine contro l'umanità"
Rendere schiava qualsiasi persona – per il valore del suo lavoro, abuso del suo corpo, prelevamento dei suoi organi e vendita nel caso di bambini – azzera la sua dignità umana riducendola da soggetto a oggetto, andando contro, perciò, ai principi fondativi sui quali poggia tutto il Magistero sociale della Chiesa: la dignità di ogni essere umano, senza eccezioni, derivata dalla filiazione divina. Dal momento che la Dottrina Sociale Cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II, è sempre indirizzata a "Tutte le persone di buona volontà", la collaborazione cause come l'abolizione della tratta di esseri umani è benvenuta sia da parte degli appartenente ad altre fedi, sia di coloro che non appartengono a nessuna. Ne consegue che il movimento sociale che si sta sviluppando attualmente è sia ecumenico che ampiamente umanistico per quanto riguarda i suoi sostenitori.

Insieme possiamo fare passi da gigante. La criminalizzazione di questo commercio è solo l'inizio dell'"Abolizionismo", non la sua fine. I diritti umani vengono difesi dalle indagini della polizia e dalle condanne giudiziarie dei trafficanti ma non vengono restituiti, né tantomeno goduti, dalle vittime. Le forze di polizia internazionali agiscono (giustamente) per condannare quelli che traggono profitto da questo commercio illegale e fanno sforzi enormi per diventare più efficaci, ma i trafficanti non sono gli unici responsabili della violazione della dignità umana delle vittime. Potremmo dire che la criminalizzazione della tratta si concentra sulla riduzione e, idealmente, sull'eliminazione dell'"offerta", ma che dire della "domanda", che è il motore che fa girare questo commercio?

È la domanda di lavoro a buon mercato, di prostituzione, di organi, che fa sì che i desideri dei ricchi azzerino il diritto di lavorare in condizioni di sicurezza fisica, di proteggere i propri corpi contro gli abusi e di considerare i propri organi vitali come necessari alla vita stessa. E la domanda, invece di diminuire, cresce e alimenta la "tratta interna" dentro i paesi stessi: l'"adescamento" di ragazze, il sequestro dei disperati come "schiavi domestici", la detenzione di "lavoratori privi di libertà".

Certamente alcuni paesi (Norvegia e Svezia) sono precursori nella legislazione per penalizzare il cliente piuttosto che la preda. Per quanto questo sia benvenuto, opera prammaticamente sulla presunzione che la "domanda" esista, fatto oggi incontrovertibile. Tuttavia, la criminalizzazione della domanda è solo uno degli strumenti da utilizzare e, nonostante il suo valore, può trasmettere il presupposto che tale domanda esisterà sempre nella tarda modernità.

Come scienziati sociali, la nostra missione dovrebbe essere più ardita. Dobbiamo lavorare sugli atteggiamenti normativi che normalizzano la "domanda", basandoci su interventi che hanno generato cambiamenti radicali nella normatività, avendo successo in molti altri campi: guidare in stato di ebbrezza, fumare, fare esercizio fisico, adottare pratiche ecosostenibili e, più lentamente, la riduzione della discriminazione contro le donne, i gruppi etnici e i disabili. 

In molti di questi esempi multe e a volte incentivi economici sono serviti da sostegno per incentivare i cambiamenti delle regole sociali e dovrebbero essere valutati come parte della formula del cambiamento. Tuttavia, in quei casi in cui si è sradicata con successo una pratica assodata - per esempio il fumo - i cambiamenti normativi hanno superato i provvedimenti penali e fiscali nel ridurre la domanda e ci sfidano a concettualizzare un processo parallelo nel quale i clienti dei bordelli e le imprese che utilizzano il lavoro forzato siano similmente stigmatizzati dal punto di vista sociale.

Ancora una volta ci si scontrerà con l'opposizione istituzionalizzata di coloro che hanno interessi personali nel sostenere la domanda - come successe nel caso dell'industria del tabacco - ma il compito di un movimento sociale è quello di sfruttare le sue risorse culturali per promuovere una censura pubblica che vada al di là di tali interessi.

L'impegno costante della Chiesa cattolica
La Chiesa, il movimento sociale più antico del mondo, ha avuto un ruolo di spicco nel lanciare, mobilitare e sostenere l'opposizione alla tratta di esseri umani, basta guardare la serie di incontri ad alto livello promossi durante l'ancor breve pontificato di Papa Francesco. Il primo gennaio 2015 la Giornata Mondiale per la Pace avrà come tema proprio "Non più schiavi ma fratelli".

All'interno della Santa Sede sono molte le risorse già impegnati in questa lotta: il Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, i rappresentanti presso le Nazioni Unite e l'Unione Europea, oltre ad un certo numero di incontri ad hoc, sia ecumenici che per giovani, che si sono svolti nel 2014. In tutto ciò le Accademie hanno dato un contributo significativo grazie allo Statement di novembre 2013, ampiamente diffuso, e alla fondazione della Global Freedom Network, il cui sito web ne ha promossi altri, quali l'internazionale "Liberanos".

Questo piccolo esempio delle attività in corso lascia intravedere un movimento sociale in statu nascendi. Non dobbiamo dimenticare che la nostra Accademia ha avuto un ruolo sin dall'inizio, grazie a quella breve indicazione scritta a mano da Papa Francesco al nostro Cancelliere il 13 maggio 2013. La Sessione Plenaria della PASS dell'aprile 2015 ha quindi la responsabilità (statutaria) di non aggiungere semplicemente la nostra voce all'unisono ma di portare avanti il movimento fornendo allo "sdegno morale" nuovi elementi per un programma concreto che elimini per sempre questo Crimine contro l'Umanità - sia per quanto ne riguarda le cause che le conseguenze. 

Margaret Archer
Presidente

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Raccomandazioni finali

dalla Sessione Plenaria del 17-21 april 2015 su  ‘Tratta di esseri umani: questioni oltre la... Continua

Presentazione delle Raccomandazioni

Rendere il traffico di esseri umani insostenibile Questioni oltre la criminalizzazione La maggior... Continua

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