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La Centesimus Annus 25 anni dopo

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Conferenza 15-16 aprile 2016 - Era noto a tutti che, nel 1991, Papa Giovanni Paolo II avrebbe pubblicato un’enciclica sociale in occasione del 100° anniversario della Rerum novarum di Leone XIII, ma le aspettative erano basse. Il Papa ne aveva già pubblicata un’altra, la Sollicitudo rei socialis, nel 1988, in ritardo sulla data ufficiale del 1987, anno di commemorazione del ventesimo anniversario della Populorum progressio di Papa Paolo VI. Molti si chiedevano se avrebbe avuto qualcosa di significativo da aggiungere. Tuttavia, queste deboli aspettative furono drasticamente capovolte dagli eventi che, nel 1989, trasformarono la patria del Papa.

Nell’agosto di quell’anno, un intellettuale cattolico, Tadeusz Mazowieki, venne eletto Primo Ministro della Polonia. All'inizio di ottobre, il Ministro delle Finanze, Leszek Balcerowicz, presentò un piano dettagliato per convertire l’economia nazionale in un’economia di mercato. Il Papa, che era già coinvolto nei disordini provocati in Polonia dal sindacato dei lavoratori Solidarność (Solidarietà), si appassionò alla domanda che tutta l'Europa dell'Est si poneva: quale modello avrebbe dovuto seguire l'economia di quella nazione? La responsabilità della stesura preliminare di un documento commemorativo relativamente di poco conto fu quindi assunta dal Segretario di Stato e dal Papa stesso proprio quando il governo polacco stava attuando tali riforme nei primi mesi del 1990.

Questo impegno diretto del Papa comportò anche il tentativo di coinvolgere su tali questioni i principali esponenti del pensiero economico dell’epoca per riceverne un punto di vista informato. Fu lo stesso Papa a suggerire al Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace di organizzare un simposio di economisti di spicco affinché l’aiutassero a comprendere quali fossero, in quel periodo, per l'Europa orientale, le reali prospettive economiche. Una ventina di economisti di fama internazionale, tra cui cattolici, protestanti, ed ebrei, furono invitati a fornire le loro risposte a un questionario dettagliato. Nel mese di novembre 1990, quindici economisti furono poi convocati a un incontro, comprendente un pranzo e una lunga discussione pomeridiana, con il Papa presso la sua residenza privata. Al termine di questa sessione, il Papa rivelò di essere stato profondamente colpito dalla preoccupazione dimostrata da questi economisti per la dimensione morale della vita economica.

Da Leone XIII in poi, i Papi, per ricevere assistenza nella redazione delle encicliche sociali, avevano fatto affidamento su singoli esponenti delle scienze sociali. La consultazione di gruppo fatta da Papa Giovanni Paolo II, invece, fu l'interazione più decisiva che un pontefice abbia mai avuto con degli scienziati sociali allo scopo di perfezionare il Magistero della Chiesa. E l'esperienza di questa consultazione indubbiamente influenzò la decisione del Papa di fondare, nel 1994, la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, in modo che il Santo Padre e tutti i dicasteri vaticani potessero avere accesso alle più moderne ricerche, rilevanti per il Magistero della Chiesa, nell’ambito delle scienze sociali.

Alla luce di questi trascorsi, la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali è la sede appropriata del nostro simposio per il 25° anniversario della Centesimus Annus. Rimanendo fedeli sia alla preparazione intellettuale di San Giovanni Paolo II ai fini della sua enciclica, sia allo Statuto stesso dell'Accademia, questo incontro non sarà una commemorazione ma una profonda riflessione accademica. Le relazioni e conseguenti discussioni non intendono, per tono e contenuti, essere confessionali, fideistiche o semplicemente celebrative di quel periodo storico. Piuttosto, il simposio verterà su due importanti questioni. La prima riguarda i cambiamenti nell’assetto mondiale degli ultimi venticinque anni, in termini economici, politici e culturali. La seconda esaminerà come la Dottrina sociale cattolica abbia affrontato il mondo al fine di capire come la Chiesa possa continuare a farlo nella maniera migliore negli anni e decenni a venire.

Valutare i cambiamenti sul piano mondiale

Proprio sulla base dell’attenta valutazione del mondo intrapresa da Giovanni Paolo II, questo simposio proporrà la seguente domanda: quali sono stati i principali cambiamenti nella vita economica, politica e culturale degli ultimi 25 anni a cui la Chiesa oggi deve rispondere? Mentre riflettiamo sulla Centesimus annus, in che misura le nuove realtà del mondo di oggi confermano o richiedono un ulteriore sviluppo delle intuizioni contenutevi?

Cambiamenti nell’economia mondiale dal 1991

La caduta dell'Unione Sovietica è stata il principale scenario economico della Centesimus annus. Da allora in campo economico ci sono state molte novità. Quali sono state quelle più salienti a livello mondiale e in che modo l’intuizione economica contenuta nella Centesimus annus è riuscita a descrivere questi cambiamenti? Che cosa rivelano le recenti crisi e mutamenti nel pensiero economico per il futuro della vita economica della gente comune, soprattutto dei poveri e degli emarginati?

Cambiamenti nella situazione politica mondiale dal 1991

La caduta dell'Unione Sovietica e la democratizzazione dell'Europa orientale sono state il contesto politico di riferimento della Centesimus annus. Qual è l’odierna situazione politica mondiale e in che modo è diversa dal recente passato? Quali elementi richiedono una maggiore attenzione sia da parte della comunità internazionale che della Dottrina sociale della Chiesa, al fine di permettere ai cittadini, soprattutto quelli poveri ed emarginati, una maggiore partecipazione politica e di trarre beneficio dai suoi risultati?

Cambiamenti nella situazione culturale mondiale dal 1991

La Chiesa è esperta della persona umana, e questa intuizione ha pervaso l'analisi della Centesimus annus. Eppure, gli ultimi venticinque anni hanno visto notevoli sviluppi in campo culturale, con l'impatto di Internet, la mercificazione della vita, l'importanza dell'Islam, le nuove dinamiche di secolarizzazione, etc. Come dovremmo affrontare l’odierna situazione culturale e quali sono le realtà che necessitano di un’ulteriore riflessione da parte della Dottrina sociale cattolica per meglio comprendere la situazione della gente comune, soprattutto dei poveri e degli emarginati?

In che modo la Dottrina sociale cattolica affronta la situazione mondiale

Come la Rerum novarum un secolo prima, anche la Centesimus annus si è confrontata con la situazione mondiale della sua epoca. Il modo in cui le encicliche sociali hanno affrontato il mondo – e non semplicemente quello che hanno avuto da dire su di esso – ha molto da insegnarci. Come ce lo hanno ricordato i padri del Concilio Vaticano Secondo, la Chiesa, composta sia dal clero che dai laici, è chiamata dal Vangelo ad affrontare “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” del nostro tempo, “dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” perché “sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo”. Papa Francesco, inoltre, ha incoraggiato i pastori della Chiesa ad essere così vicini al proprio gregge da prendere l’odore delle pecore e ha sfidato tutti i credenti ad occuparsi personalmente di quanti soffrano nel mondo di oggi.

L’Accademia riconosce di avere un ruolo importante nell’aiutare la Chiesa ad affrontare il mondo. Il suo è un obiettivo erudito, conscio del fatto che le scienze sociali possano permettere, sia ai vertici della Chiesa, sia ai comuni cattolici, di comprendere meglio quello che avviene intorno a loro. Allo stesso tempo, tuttavia, gli studiosi dell’Accademia escludono che una dichiarazione di verità imposta dall’alto e deduttiva, da qualsiasi disciplina essa provenga, possa essere sufficiente per comprendere la situazione contemporanea. Infatti, un’attenta osservazione, analisi e teorizzazione di quello che avviene nel mondo e un ascolto generoso delle opinioni dei gruppi e movimenti popolari sono fondamentali per comprendere adeguatamente l’odierna realtà sociale.

La sfida del Vangelo, l’integrità delle scienze sociali e il bene comune ci spingono pertanto a tenere il passo e a saper affrontare tutto ciò che avviene nel mondo che ci circonda.

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