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La governance in un mondo che cambia: le sfide della libertà, della legittimità, della solidarietà e della sussidiarietà

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Gruppo di lavoro 26-27 aprile 2013 – Nel 2013 la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali concluderà le sue riflessioni sui temi della Pacem in Terris con un gruppo di lavoro dedicato a "La governance in un mondo che cambia: le sfide della libertà, della legittimità, della solidarietà e della sussidiarietà".
Il gruppo di lavoro viene dopo due sessioni annuali dedicate ad esaminare i temi della enciclica Papa Giovanni XXIII nell'attuale contesto mondiale. Come con altri temi di quell'enciclica, i tempi sono maturi per una revisione del trattamento delle questioni di governance nella Dottrina Sociale della Chiesa proprio mentre la Chiesa si confronta con l'emergere, nel XXI secolo, di un nuovo scenario geopolitico e tecnologico. Lo scopo principale del gruppo di lavoro sarà quello di valutare alcune tra le nuove sfide alla governance – con particolare attenzione a libertà, legittimità, solidarietà e sussidiarietà.
Sin dai tempi di Agostino e Tommaso d'Aquino il cattolicesimo ha contribuito allo studio della governance con il suo particolare modo di pensare, a partire dalla comprensione aristotelica della politica che non serve non solo a ottenere e mantenere il potere, ma come arte di persone libere che deliberano su come ordinare la loro vita insieme. Questa tradizione distintiva di riflessione sulla politica appartiene al realismo morale costruito attorno a tre idee chiave. In primo luogo, la teoria politica cattolica classica insegna che la politica, come ogni altra attività che è attuata da persone umane con coscienza e libertà, ha luogo entro l'orizzonte del giudizio morale individuale e sociale. In secondo luogo, la teoria politica cattolica insegna che il potere non deve essere ridotto alla forza, ma è piuttosto da intendersi come la capacità di realizzare il bene comune, ponendo così l'accento su come debba essere esercitata la governance, a quali fini, con quale autorità, e con quali mezzi. In terzo luogo, la tradizione cattolica ha una comprensione distintiva della pace non come semplice assenza di guerra, ma come tranquillità dell'ordine.
Una pietra miliare in questa tradizione è stata la Pacem in Terris, nella quale Giovanni XXIII ha sottolineato che vi erano alcuni problemi emergenti che potevano essere affrontati solo a livello globale. Senza discutere in dettaglio su come questo potesse essere realizzato, il Santo Padre ha sottolineato come qualsiasi autorità globale dovesse operare secondo la giustizia e i principi di solidarietà e sussidiarietà. Pertanto, uno degli obiettivi principali del gruppo di lavoro sarà l'applicazione dei principi di solidarietà e sussidiarietà, sia all'interno delle nazioni, e come questi principi si applichino ai rapporti in evoluzione tra paesi sviluppati, paesi emergenti e paesi che sono rimasti indietro nel progresso economico che ha avuto luogo negli ultimi anni. Nella Pacem in Terris Giovanni XXIII aveva già portato alla ribalta la necessità di riesaminare l'applicazione del principio di sussidiarietà, chiedendo la creazione di un ambiente globale "nel quale i poteri pubblici delle singole comunità politiche, i rispettivi cittadini e i corpi intermedi possano svolgere i loro compiti, adempiere i loro doveri, esercitare i loro diritti con maggiore sicurezza" (74). Allo stesso tempo, fu attento a sottolineare che l'autorità globale doveva essere esercitata non solo nel rispetto delle prerogative legittime ai livelli inferiori della pubblica autorità, ma anche nel il rispetto per le libere associazioni della società civile, in particolare la famiglia.
Un'altra pietra miliare nello sviluppo della teoria polica cattolica è stata la proclamazione del Concilio Vaticano Secondo che "l'uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà" (Gaudium et Spes, 17). Papa Giovanni Paolo II è tornato su quella affermazione di libertà nel suo Messaggio all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dicendo che "quella ricerca di libertà" dell'umanità scaturisce "dal riconoscimento dell'inestimabile dignità e valore della persona umana" e dal desiderio conseguente di vedersi riconoscere "uno spazio nella vita sociale, politica ed economica a misura della loro dignità di persone libere". La ricerca di libertà, come ha sottolineato successivamente, ha implicazioni importanti per la governance: "la libera partecipazione e responsabilità di tutti i cittadini alla cosa pubblica", "la sicurezza del diritto" e "il rispetto e la promozione dei diritti umani" sono essenziali alla "«salute» di una comunità politica" (Sollicitudo Rei Socialis, 44).
Più recentemente Papa Benedetto XVI ha sottolineato i collegamenti tra sussidiarità, solidarietà e "libertà responsabile" nella sua enciclica Caritas in Veritate (nella quale fa vari riferimenti al concetto di legittimità). Evocando la visione dello sviluppo umano di Paolo VI, descrive quella visione in termini economici, sociali e politici: "Dal punto di vista economico, ciò significava la partecipazione attiva [delle persone] e in condizioni di parità al processo economico internazionale; dal punto di vista sociale, la loro evoluzione verso società istruite e solidali; dal punto di vista politico, il consolidamento di regimi democratici in grado di assicurare libertà e pace" (21). Applicando quei principi alle sfide della globalizzazione, ha affermato che "Per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario" (57). Descrivendo il principio di sussidiarietà come "espressione dell'inalienabile libertà umana", ha segnalato che la sussidiarietà "va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa" dal momento che il primo senza il secondo scade nel particolarismo sociale, mentre il secondo senza il primo scade nell'assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno" (57, 58) (corsivo nell'originale).
Il gruppo di lavoro farà partire la sua indagine su come questi insegnamenti possano essere attuati nelle condizioni attuali dalle migliori informazioni reperibili sullo stato attuale delle cose. Allo stesso tempo, i partecipanti esamineranno questioni più profonde che per loro natura sono scientifiche, politiche, psicologiche e religiose. Al fine di stabilire il bene comune nel mondo globale, sarà importante stabilire le relazioni tra beni naturali, comuni a tutta l'umanità, quali energia, acqua, etc., i beni prodotti dagli esseri umani, e i beni non di mercato quali la dignità della persona umana e del suo corpo. Questo servirà a chiarire gli obiettivi che un'autorità globale è chiamata ad ordinare. In particolare, il gruppo di lavoro si concentrerà sulla valutazione delle sfide morali epocali che sorgono man mano che gli sviluppi geopolitici e tecnologici trasformano il mondo come noi lo conosciamo.
In sintesi, ci auspichiamo che il gruppo di lavoro del 2013 raggiunga una chiara comprensione delle nuove sfide per la governance in un mondo che cambia, e in secondo luogo che generi materiale che possa essere utile alla Chiesa nello sviluppo della sua tradizione distintiva di realismo morale in politica.

Mary Ann Glendon
Luis Ernesto Derbez Bautista

Partecipanti

Presidente Prof. Mary Ann Glendon
Card. Tarcisio Bertone
Mons. Roland Minnerath
Mons. Marcelo Sánchez Sorondo
Prof. Rocco Buttiglione
Prof. Hans Tietmeyer
Prof. Janne Matlary
Prof. Hsin-chi Kuan
Prof. Vittorio Possenti
Prof. Partha Dasgupta
Prof. Margaret Archer
Prof. Wilfrido Villacorta
Prof. Lord David Alton
Prof. Paulus Zulu

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