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Diritti universali in un mondo diversificato. Il caso della libertà religiosa

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Sessione Plenaria 29 aprile-3 maggio 2011 – La XVII Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali è la prima di due Plenarie dedicate all’analisi degli sviluppi concernenti quei campi della Dottrina Sociale Cattolica che verranno presumibilmente esaminati dalla Chiesa in vista del cinquantenario della Pacem in Terris. Nella sua storica enciclica del 1963, Papa Giovanni XXIII rifletteva sulle esigenze del bene comune universale in un mondo sempre più interdipendente, nel quale emergevano nuovi modelli relazionali tra popoli e Stati. Rivolgendosi a “tutti gli uomini di buona volontà”, esprimeva approvazione per il progetto dei diritti umani avviato dopo la Seconda Guerra Mondiale, adottandone persino il linguaggio.
Da allora, come sottolinea Papa Benedetto XVI, “I diritti umani sono sempre più presentati come linguaggio comune e sostrato etico delle relazioni internazionali” (Discorso ai membri dell’Assemblea Generale dell’ONU, 2008). La Chiesa, da parte sua, ha approfondito l’impegno nel progetto dei diritti umani, sostenendo le proprie aspirazioni per la tutela della libertà e della dignità umana, pur richiamando l’attenzione sugli sviluppi che minacciano la realizzazione di tali ideali. Nel 1979, Papa Giovanni Paolo II elogiava la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani come “Una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità” (Discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, 1979, 7), eppure nel 1998 egli metteva in guardia contro “le ombre di alcune riserve manifestate circa due caratteristiche essenziali della nozione stessa di diritti dell’uomo: la loro universalità e la loro indivisibilità” (Giornata Mondiale della Pace, 1998, 3). Papa Benedetto XVI ha colto l’occasione del 60° anniversario della Dichiarazione per riconoscere ai suoi artefici il merito “di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti” ma ha espresso la sua apprensione per la tendenza crescente a negare la sua universalità “in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti” (Discorso ai membri dell’Assemblea Generale dell’ONU, 2008).
L’Accademia ha ritenuto quindi che fosse il momento opportuno di esaminare le sfide attuali al l’ambizioso progetto moderno dei diritti umani e di esplorare i principali schemi che sono stati sviluppati o proposti per superarle. La Plenaria del 2011 verterà perciò sulla libertà di religione come caso emblematico. La libertà religiosa ha attirato l’attenzione dell’Accademia non solo perché è un tema centrale per il pensiero cattolico, ma perché i dubbi e le controversie in quel campo esemplificano la crisi attuale dell’intero progetto dei diritti umani.
Per spiegare l’affermazione incondizionata da parte della Chiesa del diritto alla libertà religiosa, così come appare nel Concilio Vaticano II, i Padri della Concilio hanno affermato che tutti gli uomini sono “dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione”, sottolineando tuttavia che, “Ad un tale obbligo ... gli esseri umani non sono in grado di soddisfare, in modo rispondente alla loro natura, se non godono della libertà psicologica e nello stesso tempo dell’immunità dalla coercizione esterna” (Dignitatis Humanae, 2). Lo stretto rapporto tra libertà di religione e altri diritti fondamentali è stato rimarcato da Papa Giovanni Paolo II, il quale ha affermato che il diritto alla libertà di religione “è così strettamente legato agli altri diritti fondamentali, che si può sostenere a giusto titolo che il rispetto della libertà religiosa sia come un ‘test’ per l’osservanza degli altri diritti fondamentali ... Il rispetto da parte dello Stato del diritto alla libertà di religione è segno del rispetto degli altri diritti umani fondamentali, perché esso è il riconoscimento implicito dell’esistenza di un ordine che supera la dimensione politica dell’esistenza” (Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico, 1989). Oggi quasi ogni nazione del mondo è ufficialmente impegnata a considerare la libertà di religione un diritto umano fondamentale. Eppure, come ha osservato Papa Benedetto XVI, “Chi si era aspettato che con questo ‘sì’ fondamentale all’età moderna tutte le tensioni si dileguassero e l’‘apertura verso il mondo’ così realizzata trasformasse tutto in pura armonia, aveva sottovalutato le interiori tensioni e anche le contraddizioni della stessa età moderna; aveva sottovalutato la pericolosa fragilità della natura umana che in tutti i periodi della storia e in ogni costellazione storica è una minaccia per il cammino dell’uomo. Questi pericoli, con le nuove possibilità e con il nuovo potere dell’uomo sulla materia e su se stesso, non sono scomparsi, ma assumono invece nuove dimensioni: uno sguardo sulla storia attuale lo dimostra chiaramente” (Discorso ai Membri della Curia, 22 dicembre 2005).
Come si evince anche da un’indagine sommaria del panorama contemporaneo, la libertà religiosa dei singoli individui, delle famiglie, delle associazioni e delle istituzioni è sottoposta a minacce crescenti da vari fronti. Le violazioni palesi sono numerose. Crescono le tensioni tra la pretesa di universalità e la diversità delle pratiche e delle interpretazioni. La libertà di religione viene spesso attaccata in nome di altri diritti e valori. Aumentano i conflitti e la confusione nelle relazioni tra i diversi organismi competenti per l’attuazione dei diritti umani a livello locale, nazionale e sovranazionale. La promozione dell’abitudine al rispetto e alla tolleranza per le religioni altrui è ancora un grave problema. E la religione continua a essere utilizzata da alcuni come pretesto per la violenza.
L’Accademia inizierà ad esplorare questa tematica con una serie di presentazioni sul progresso precario del concetto di libertà religiosa: la sua graduale accettazione nei vari contesti religiosi e politici; e la continua mancanza di consenso sul suo significato, sulle basi e sul rapporto con altri diritti. A queste sessioni introduttive seguirà una panoramica dei contesti culturali di varia natura culturale e politica per quanto riguarda le questioni di libertà di religione, ad opera di esperti di religione e società; la distribuzione delle religioni nel mondo di oggi; e lo stato attuale della libertà di religione nel mondo.
La seconda giornata della Plenaria sarà dedicata alle principali sfide contemporanee poste alla libertà religiosa e ai modelli per affrontarle. I relatori della sessione mattutina esamineranno il problema di come si possa intendere un diritto universale alla libertà di religione alla luce delle evidenti differenze tra religioni, culture, nazioni, scuole di interpretazione, formulazioni di diritti e modalità di attuazione. Inoltre affronteranno, inter alia, le sfide poste dalla rivendicazione di “nuovi diritti”, da parte del secolarismo militante e da religioni che non dispongono di risorse interne per la tolleranza religiosa. I lavori prenderanno poi una piega più pratica grazie a oratori provenienti da regioni e culture diverse, che discuteranno di cosa si può apprendere dalle esperienze delle varie società nel gestire i loro principali punti critici. La seconda giornata si concluderà con una tavola rotonda sulla seguente questione critica: può esistere un pluralismo legittimo nelle forme di libertà, e se sì, qual è il suo campo di applicazione e quali sono i suoi limiti?
Il terzo giorno, la Sessione Plenaria sarà incentrata sul rapporto tra libertà di religione e autorità pubbliche. Pacem in Terris afferma che “È quindi compito fondamentale dei poteri pubblici disciplinare e comporre armonicamente i rapporti tra gli esseri umani in maniera che l’esercizio dei diritti negli uni non costituisca un ostacolo o una minaccia per l’esercizio degli stessi diritti negli altri, e si accompagni all’adempimento dei rispettivi doveri” (37). I relatori rifletteranno sulla grande varietà di tentativi di risolvere la questione nel contesto di sistemi politici diversi, cercando di individuare i modelli più riusciti di tolleranza e integrazione. Verranno affrontati i seguenti interrogativi: quali dovrebbero essere i limiti di tolleranza e integrazione? Quali sono i modelli disponibili per determinare la portata e i limiti della libertà di praticare la propria religione, la libertà delle istituzioni religiose di governarsi e la gestione dei conflitti tra libertà di religione e altri diritti?
L’Accademia, in vista del suo obiettivo di proseguire, nel 2012, gli studi sui temi della Pacem in Terris, dedicherà la giornata conclusiva della Plenaria alla libertà di religione come progetto globale. Papa Giovanni XXIII, già nel 1963, aveva richiamato l’attenzione sul fatto che, con crescente interdipendenza, “il progresso sociale, l’ordine, la sicurezza, e la pace al- l’interno di ciascuna comunità politica è in rapporto vitale con il progresso sociale, l’ordine, la sicurezza, la pace di tutte le altre comunità politiche” (68). Invocando il principio di sussidiarietà, chiedeva la crea- zione “su piano mondiale, di un ambiente nel quale i poteri pubblici delle singole comunità politiche, i rispettivi cittadini e i corpi intermedi possano svolgere i loro compiti, adempiere i loro doveri, esercitare i loro diritti con maggiore sicurezza” (74). Oggi, nel campo dei diritti umani, l’assetto da dare a tale ambiente è al centro di un intenso dibattito. Quali rapporti dovrebbero esistere tra le varie istituzioni e i vari enti impegnati nella tutela dei diritti umani – a livello locale, nazionale, regionale e internazionale? Di conseguenza, il quarto giorno della Plenaria sarà caratterizzato da interventi sul ruolo di istituzioni quali l’ONU, che hanno una portata mondiale, e comprenderà una presentazione sull’Europa come museo delle tensioni tra le idee dei diritti umani e i vari meccanismi per la loro attuazione a livello nazionale, regionale e internazionale. La Plenaria si concluderà con una serie di presentazioni sulla grande sfida posta dalla creazione di una cultura del rispetto della libertà reli- giosa. I relatori che affronteranno questo tema prenderanno in considerazione il ruolo dell’educazione e dei media, l’insegnamento che si può trarre dalle esperienze pratiche e la responsabilità delle religioni stesse nel promuovere relazioni interreligiose di pace.

Mary Ann Glendon

Partecipanti

Prof. Abdullahi A. An-Na’im
Dr. Dr. Herbert Batliner
Prof. Iain Benson
Card.Tarcisio Bertone
Mons. Jean-Louis Bruguès
Prof. Rocco Buttiglione
Prof. Marta Cartabia
Prof. Roberto Cipriani
Prof. Partha S. Dasgupta
Prof. Luis Ernesto Derbez Bautista
Prof. W. Cole Durham
Prof. Dr. Christoph Engel
Sig. Cornelius G. Fetsch
Prof. Dr. Dr. h.c.mult. Michel Fromont
Prof. Ombretta Fumagalli Carulli
Presidente Prof. Mary Ann Glendon
Prof. Jean Greisch
Prof. Mario Grondona
Prof. Allen Hertzke
Dr. F. Russell Hittinger
Prof. Dr. Dr.h.c.mult. Otfried Höffe
Mons. Egon Kapellari
Card. Kurt Koch
Prof. Hsin-chi Kuan
S.E. Amb. Anne Leahy
Prof. Wolfgang Lutz

Sig. Giudice Nicholas J. McNally
Prof. Dr. Hans Maier
Prof. Dr. Dr. Javier Martínez-Torrón
Prof. Janne Haaland Matlary
Mons. Prof. Roland Minnerath
Prof. Lubomír Mlcoch
Prof. Pedro Morandé
Prof. Nicos Mouzelis
Sig.ra Giudice Ruma Pal
Prof. Marcello Pera
Card. Mauro Piacenza
Prof. Vittorio Possenti
Card. Giovanni Battista Re
Prof. Mina M. Ramirez
Dr. Malise Ruthven
Prof. Kevin Ryan
Mons. Marcelo Sánchez Sorondo
Prof. Herbert Schambeck
Card. Jean-Louis Tauran
Prof. Dr. Dr. Hans Tietmeyer
Prof. Dr. jur. Christian Walter
Prof. Joseph Weiler
Prof. Hans F. Zacher
Prof. Paulus Zulu

Collegamenti

Diritti universali in un mondo diversificato

Seventeenth Plenary Session, 29 April-3 May 2011 Acta 17, eds M.A. Glendon and H. Zacher Vatican... Continua

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