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Dottrina sociale cattolica e diritti umani

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Sessione Plenaria 1-5 maggio 2009 – “Dov’è tuo fratello?” La domanda di Dio a Caino (Gen 4, 9) interpella l’umanità di ogni tempo, come domanda centrale nella realizzazione dell’Ordine della Creazione. Si ripropone ogni volta che le leggi di uno Stato o la prassi della comunità internazionale o il comportamento di un popolo o l’atteggiamento di un singolo individuo dimenticano che Dio è la fonte suprema della dignità della persona umana e dei suoi diritti fondamentali.
Se si parte da quella domanda e ad essa si risponde facendo tesoro della dottrina sociale cattolica, l’enucleazione dei diritti umani si presenta con una precisa grammatica naturale, che ai diritti accosta i doveri sia del singolo sia della comunità: diritto alla vita e alla famiglia, integrità della persona umana, libertà di coscienza, libertà di religione o di credenza. La stessa lenta emersione dei diritti di libertà, quale si è avuta nelle varie Carte internazionali dell’età moderna, dai diritti individuali a quelli politici ed a quelli sociali, ha dovuto misurarsi con quella domanda, correlandosi anche alla responsabilità e al dovere.
Un lungo itinerario storico, già nell’età in cui i singoli Stati nazionali stavano affermando la loro sovranità, ha visto nascere e fiorire l’antico ius gentium come regolatore dei rapporti tra i popoli grazie al fondamentale apporto del frate domenicano Francisco de Vitoria, precursore dell’idea delle Nazioni Unite. Egli sosteneva che “totus mundus est quasi una res publica”. Altre tappe significative sono raggiunte in successive età, ora in sintonia ora in divergenza con i principi cristiani.

La situazione
Nell’età contemporanea, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ed i richiami fatti ad essa dalle Carte successive, del singolo Stato o della comunità internazionale, sono stati fondamentali per il consolidamento nella coscienza collettiva della importanza del rispetto dei diritti umani. “Giustamente la nostra società ha incastonato la grandezza e la dignità della persona umana in diverse dichiarazioni dei diritti, formulate a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata giusto sessant’anni fa. Questo atto solenne è stato, secondo l’espressione di Papa Paolo VI, uno dei più grandi titoli di gloria delle Nazioni Unite” (Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2008).
La frase conferma che la Dichiarazione universale è un documento determinante del diritto internazionale e segna una pietra miliare nel cammino dell’umanità verso il rispetto dei diritti di ogni essere umano. Dal 1948 la Dichiarazione, insieme ad altri strumenti giuridici, ha svolto un ruolo prezioso nell’inserire nuove norme e comportamenti nei rapporti nazionali e internazionali. Ha aiutato milioni di persone nella ricerca di rispetto per la dignità umana, nel cammino verso sistemi politici migliori, e per sottrarre la convivenza alla minaccia della violenza e dell’ingiustizia. Ha contribuito ad instaurare una “cultura dei diritti umani”, che ormai è una dimensione essenziale del dibattito etico, sociale e politico in quasi tutto il pianeta.
Tuttavia siamo dolorosamente consapevoli che fondamentali diritti umani sono violati spesso in modo altrettanto drammatico che 60 anni fa, a partire dal diritto alla vita, e che a milioni di cittadini nel mondo sono negati rispetto, libertà, sviluppo, possibilità di esprimere le proprie opinioni, di praticare liberamente la religione e di fruire di uno standard di vita che garantisca la libertà dalla fame e dalla sete. Acuta è l’incapacità di contrastare il fenomeno sempre crescente della tratta di esseri umani, specie di bambine. Ambiente malsano, stravolgimenti climatici, disuguaglianze locali e globali, incapacità di vera solidarietà nei confronti della regioni più deboli, continuano ad avvelenare il mondo contemporaneo, che non riesce a perseguire un autentico sviluppo integrale né della persona singola né della famiglia umana né del pianeta. Lo stesso cammino verso la sicurezza e la pace globale rischia di fare più passi indietro che avanti, in mancanza di un sistema di governance forte che conduca verso autorità sopranazionali capaci di operare per scopi globali.
La descrizione differenziale, fatta di luci e ombre, possiede molteplici cause, tra cui importante è il corretto intendimento della natura e portata dei diritti umani. Su questo aspetto la Dottrina sociale della Chiesa cattolica mette in luce un approccio originale. Il rapporto dialettico tra Chiesa e diritti umani, verificatosi nella modernità, non si può considerare chiuso una volta per tutte: nuovi problemi e nuove situazioni emergono di continuo, richiedendo discernimento e approfondimenti.
La presente sessione vuole sottolineare nuovamente la specificità dell’approccio della dottrina sociale della Chiesa, fondata essa stessa sulla nozione di dignità della persona, inserita nelle relazioni con gli altri e in interazione con i beni dell’universo. La dottrina sociale ha ragionevolmente esitato a impegnarsi in un concetto soggettivo dei diritti. Il discorso della Chiesa dà a volte l’impressione di non distinguersi molto da quello degli stati e degli organismi internazionali. Dobbiamo riprendere il filo che ha portato da un discorso esclusivamente incentrato sulla legge naturale ad un discorso incentrato sui diritti soggettivi della persona. Questo passaggio non deve essere inteso come un allineamento su un certo pensiero moderno positivista, ma va reinserito nel suo quadro concettuale completo, il cui riferimento resta l’enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII (1963). I diritti della persona umana derivano dalla sua natura. Non derivano né dalla sua volontà né dai suoi desideri. Parlare di natura è riconoscere l’esistenza di un ordine naturale che occorre esaminare per scoprirne le leggi. Diritti e doveri non possono quindi essere separati, e i diritti non sono estensibili al di là di ciò che rivela l’ordine naturale delle cose.

Il compito delle scienze sociali
Conformemente al proprio compito la PASS intende approfondire il tema dei diritti umani in rapporto alla Dottrina Sociale della Chiesa ed alle scienze sociali, esplorando i loro rapporti, i nuovi problemi, la capacità di indicare nuove soluzioni sotto la spinta del Vangelo di Gesù Cristo, che opera come un fermento capace di scompigliare gli orizzonti entro cui si rinchiudono le nostre sicurezze. Nel nesso tra diritti umani e scienze sociali emergono domande quali: in che misura le scienze sociali si confrontano coi diritti umani? In che misura accolgono o cambiano sino a deformarla l’immagine dell’uomo come persona fatta a immagine di Dio e recante nella sua singolarità sin dal concepimento i segni della razionalità e spiritualità? Sono le scienze sociali in grado di aprirsi alla speranza ed essere portatrici di speranza? Per non cadere nel cinismo o viceversa scivolare nell’illusione, esse hanno bisogno di principi che vadano oltre le convenienze e l’interesse particolare.
Ripensare ai diritti umani diventa dunque un’urgenza, che non coinvolge solo i Responsabili della cosa pubblica, ma anche ed anzitutto le Scienze sociali. Diritto, sociologia, economia, scienza della politica hanno oggi doveri aggiuntivi rispetto a quelli, pure importanti, dell’indagine e ricerca scientifica: devono offrire soluzioni concretamente realizzabili, scendendo dalla torre d’avorio delle rispettive scienze e misurandosi con la realtà.

Il programma
Articolata lungo tre giorni, la plenaria assume il seguente schema:
1) il rapporto tra Chiesa cattolica e diritti umani, con attenzione anche all’influsso esercitato dalla prima sui secondi;
2) ripensare i diritti umani nel XXI secolo in specie in rapporto al nesso tra diritti e doveri, e ad alcune aree particolarmente sensibili: vita, famiglia, libertà religiosa, giustizia sociale internazionale;
3) studiare l’universalità e l’interdipendenza dei diritti umani in rapporto ai diritti di prima, seconda e terza generazione; valutare l’esposizione del diritto internazionale all’idea di persona, affrontando questioni urgenti quali quelle dell’intervento umanitario, del crimine di genocidio, della protezione dei diritti umani da parte di organismi internazionali.

R. Minnerath, O. Fumagalli Carulli, V. Possenti

Partecipanti

Amb. Hanna Suchocka
Prof. Dr. Dr. Hans Tietmeyer
Prof. Wilfrido V. Villacorta
Prof. Bedrich Vymetalík
Prof. Hans F. Zacher
Prof. Paulus Zulu
Dr. Dr. Herbert Batliner
Sig. Cornelius G. Fetsch
Mons. Egon Kapellari
Sen. Giulio Andreotti
Prof. Olivier de Schutter
Prof. Olegario Gonzalez de Cardedal
Prof. Ravi Kanbur
Prof. Janne Haaland Matlary
Prof. Fausto Pocar
Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B.
Prof. Christian Strohal
Prof. Dr. Otto Triffterer

Collegamenti

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Fifteenth Plenary Session, 1-5 May 2009 Acta 15, eds R. Minnerath, O. Fumagalli Carulli and V.... Continua

Statement Finale su Dottrina Sociale Cattolica e Diritti Umani

Eds. O. Fumagalli Carulli, R. Minnerath, V. Possenti Extra Series 13 Vatican City, 2009 pp. 28 ... Continua

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