Eventi

Perseguire il bene comune: come solidarietà e sussidiarietà possono operare insieme

pass_sp2008

Sessione Plenaria 2-6 maggio 2008 – Nell’insegnamento sociale della Chiesa, solidarietà e sussidiarietà sono considerate collegate, si rafforzano reciprocamente e sono necessarie al raggiungimento del bene comune. Idealmente, questo è vero. Effettivamente, stando così le cose una società civile risulta unita e forte – una società che serve il bene comune e rispetta la dignità di ogni singola persona. Tuttavia, la relazione tra solidarietà e sussidiarietà è più complessa di quanto sottintenda quanto detto sopra. Inoltre, le circostanze sono mutate così radicalmente che per il terzo millennio l’auspicata relazione tra solidarietà e sussidiarietà risulta gravemente squilibrata. Dunque, ciò che dobbiamo esaminare nel corso della Sessione Plenaria del 2008 sono le possibilità di bilanciamento tra questi due aspetti della società in un contesto sociale recentemente mutato, in cui il perseguimento del bene comune è divenuto sempre più problematico.
(a) Primo, è necessario riconoscere che il rapporto tra solidarietà e sussidiarietà non può mai essere dato per scontato perché le loro relazioni non sono simmetriche. Si può verificare il caso in cui la solidarietà sia al suo apice e la sussidiarietà molto in basso. Ciò è quanto è avvenuto durante la prima Modernità. In tutta Europa la solidarietà nella comunità della Classe Operaia era al suo culmine. Tuttavia, il primo capitalismo si trovava precisamente dove era il controllo del Mercato, ovvero al suo (sfrenato) punto più alto e la mercificazione riduceva il valore dei lavoratori alla paga. Certamente, una spinta verso la sussidiarietà si sviluppò quando si cercò di fondare i sindacati, ma essa fu deviata nella direzione della contrattazione retributiva e lontano dal controllo del processo lavorativo, delle condizioni di lavoro, e delle relazioni di lavoro, per non parlare della produzione e della produttività. In breve, i sindacati furono inglobati nelle relazioni di mercato e nel governo dello stato liberale.
(b) Allo stesso modo, la sussidiarietà non può funzionare senza la solidarietà. Se una tale combinazione viene tentata, allora gli organismi della sussidiarietà si allontanano ancor più dalla solidarietà. Queste agenzie o vengono monopolizzate dal basso, da partiti che affermano di parlare per la loro “comunità”, e/o vengono invase dall’alto, dai poteri dominanti della burocrazia di stato. Ad esempio, la relativa autonomia dell’Accademia in Europa ha visto la sua autonomia e la sua collegialità ridotte dall’imposizione di indicatori governativi di rendimento e dalla responsabilità. Si è rinunciato alla sussidiarietà principalmente perché non c’è stata sufficiente solidarietà tra gli accademici nel difenderla.
(c) La concomitanza di queste due forme sociali – solidarietà e sussidiarietà – e dunque il loro contributo nel perseguimento del bene comune è perciò contingente e non assiomatico. È così, malgrado esse si rafforzino reciprocamente quando accade che coesistano. Inoltre, appare anche indubitabile che molti cambiamenti sociali contemporanei operino a detrimento della loro coesistenza. Specificamente, cosa è cambiato tanto da rendere la concomitanza tra solidarietà e sussidiarietà ancor più problematica?
(d) C’è una decrescente disponibilità di solidarietà basata sulla comunità, di valori condivisi e, dunque, di collante sociale. Ovunque, una molteplicità di cambiamenti insidia la stabile comunità locale che vive a stretto contatto. Certamente, le comunità elettive (e quelle virtuali e quelle immaginate) sono in aumento, ma senza che esse riescano a fornire alcun significativo contributo alla solidarietà sociale generale che è necessaria per sostenere la sussidiarietà, dal momento che, nel migliore dei casi, essa rimane estremamente limitata ad ambiti molto ristretti (p.es. il gioco del calcio e la FIFA).
(e) Per contro, l’invasione nella vita quotidiana da parte di forze di mercato (pubblicità, facili agevolazioni creditizie e il denaro come unica valuta) e di norme burocratiche (nazionali e transnazionali) congiuntamente accentuano l’accresciuto materialismo all’interno dell’estesa gabbia di ferro della burocrazia.
Può questo ciclo sconveniente essere interrotto? In questo contesto, dobbiamo prendere in considerazione il ruolo della reciprocità. La reciprocità viene riconosciuta come “meccanismo di avvio”. Così facendo, essa risolve un problema in cui ci si imbatte negli studi sulla partecipazione nelle associazione di volontariato. Con regolarità si constata che l’appartenenza a questo tipo di associazioni accresce la fiducia, dei membri e in generale, e la fiducia è il denominatore comune della solidarietà. Eppure, da dove viene in primo luogo la spinta a far nascere le associazioni di volontariato?
Il ruolo della reciprocità quale “motorino d’avviamento” è noto da molto tempo. Cicerone scrisse che “Non vi è dovere più indispensabile di quello di ricambiare una cortesia”, e aggiunse che “tutti gli uomini diffidano di chi si dimentica di un favore ricevuto”. Tuttavia, l’homo reciprocus è spesso stato, e spesso è, soggetto ad un’unilaterale accentuazione (in realtà una distorsione) dei suoi contributi e delle loro conseguenze. Ad esempio, Marcel Mauss interpretò i doni reciproci come relazioni di scambio di sottoscrizione e che, dunque, portavano inesorabilmente al Mercato e ai suoi principi a-umani. Al contrario, Alvin Gouldner ha interpretato la reciprocità come una norma sociale generica, resa stabile da una “reciprocità di gratificazioni” (una relazione basata sul “do ut des”) che a sua volta è stabilizzante dal punto di vista sociale. Tuttavia, tale “reciprocità” era sempre in balia di forze che, a loro volta, indebolivano la reciprocità e la rimpiazzavano con rapporti di coercizione. È da notare che nessuna delle due interpretazioni può essere d’aiuto ad una visione attiva della giustizia (la legge che lavora a vantaggio del bene comune), perché in entrambi i casi la Legge servirebbe rispettivamente a rinforzare le relazioni di mercato e i rapporti di potere.
La reciprocità si lega al donare. La reciprocità può essere solo l’anello che collega solidarietà e sussidiarietà a condizione che essa mantenga la sua connessione con il donare liberamente – che è basato sull’affetto, l’interesse e il coinvolgimento nella vita e nel benessere degli altri. Sembra che tra le nostre popolazioni ci sia una sufficiente spinta verso il libero donare (per esempio, i donatori di organi o di sangue) che alimenta la reciprocità quale processo indipendente dai dettami della legge o da sostegni legali o normativi, che tende a diffondersi piuttosto che a degenerare. Cosa fondamentale, per i nostri tempi, il donare, senza che esso implichi la ricerca di un controllo o di un beneficio materiale, mostrato chiaramente su Internet – un medium neutro, sfruttato anche per entrambi gli altri due scopi – è un’esemplificazione pratica di solidarietà (virtuale) e di efficace sussidiarietà che funziona a motivo della reciprocità e non potrebbe funzionare senza di essa.
È la reciprocità che produce anche una spirale ascensionale che rinforza la solidarietà in quanto sempre più la persona umana, piuttosto che esclusivamente la sua forza lavoro e le sue abilità intellettuali, viene investita nella sua globalità in agenzie quali le associazioni di volontariato – che trasformano i loro contributi in qualcosa che non può essere mercificato o monopolizzato (p. es. l’assistenza ai bambini, agli anziani, o il vivere in un modo rispettoso dell’ambiente). È una spirale ascensionale perchè: (a) vi è un incremento di impegni reciproci e di pratiche di mutuo sostegno; (b) vi è un’estensione dell’ ‘amicizia’ (in senso aristotelico); (c) vi è una tendenza all’identità sociale che in misura crescente può essere investita in questo tipo di associazioni.
Da qui l’apparente paradosso del terzo millennio che il Gemeinschaft può svilupparsi dal Gesellschaft – come soluzione al problema che la Modernità non ha potuto mai risolvere – “il problema della solidarietà”.
La giustizia dovrebbe promuovere il bene comune. La sussidiarietà ha bisogno sia di protezione giudiziale che di precisi meccanismi di correzione. Altrimenti, e nonostante sia sostenuta da solidarietà interna, può essere dominata da altre forme di controllo e principi guida o frammentarsi nella cristallizzazione di interessi settoriali. Così, da una parte, c’è bisogno di protezione da parte di una forma di giustizia che sia differenziata a seconda delle diverse sfere della società, e che risponda a criteri che siano loro adeguati. Sicuramente, il “Terzo Settore” necessita di protezione dalle incursioni dello stato, oltre a quelle misure che assicurano correttezza nella condotta dei loro affari.
Dall’altra, la sussidiarietà comporta la distribuzione, ma di per sé né il “Terzo Settore”, né le definizioni classiche di giustizia forniscono una guida sufficiente su cosa sia dovuto ad ogni soggetto sociale o gruppo umano. Senza l’articolazione di una tale teoria, i torti si possono accumulare e le gerarchie con diversi interessi materiali differenziarsi sempre, così che nessun bene comune potrà davvero essere perseguito.
Ecco perché questa Sessione Plenaria dedicherà una particolare attenzione a “esemplificazioni pratiche” di solidarietà e sussidiarietà in azione, per impedire che sia solo un arido, per quanto necessario, esercizio accademico. Tra la teoria e la pratica, ciò che noi effettivamente esamineremo sono i mattoni di una nuova società civile capace di raggiungere nuove frontiere nel
progredire del bene comune. Verranno illustrati i seguenti temi: nuove forme di economia solidale e sussidiaria; iniziative educative nei paesi in via di sviluppo; le relazioni tra stato e famiglia; l’accesso ai beni-informazione (internet); il micro credito e il terzo settore.

Partecipanti

Amb. Hanna Suchocka
Prof. Wilfrido V. Villacorta
Prof. Bedrich Vymetalík
Prof. Hans F. Zacher
Prof. Paulus Zulu
Dr. Dr. Herbert Batliner
Sig. Cornelius G. Fetsch
Mons. Egon Kapellari
Dr. Martin Strimitzer
Mons. Giampaolo Crepaldi
Prof. Rafael Alvira
Prof. Michel Bauwens
Prof. Luigino Bruni
Prof. Alain Caillé
Prof. Jacques Godbout
Prof. Russell Hittinger
Dr. Alberto Piatti
Dr. Alfonso Prat-Gay
Prof. Jan Schröder
Prof. Manfred Spieker
Prof. Frédéric Vandenberghe
Prof. Giorgio Vittadini
Prof. Stefano Zamagni

Collegamenti

Perseguire il bene comune

Fourteenth Plenary Session, 1-6 May 2008 Acta 14, eds Margaret S. Archer and Pierpaolo... Continua

©2012-2017 Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

 

Share Mail Twitter Facebook